Dalla società
mercoledì 2 febbraio 2011
Scoprendo una nuova metodologia per insegnare il palleggio

In questa pubblicazione vorremmo parlare del percorso didattico finalizzato all’insegnamento del fondamentale del palleggio negli atleti più giovani.

Vi sarete accorti che le squadre più forti a livello nazionale, negli ultimi hanno, hanno cambiato metodologia nell’insegnamento del fondamentale del palleggio agli atleti under 13 ed under 14.

Stiamo parlando di società come Orago, Foppapedretti, Scuola Anderlini, ma anche le più blasonate società maschili.

Nella sostanza, ciò che una volta si riteneva accettabile solamente nel minivolley, oggi viene adottato come vera e propria metodologia di insegnamento del palleggio in under 13 ma anche in under 14.

Alcune società in regione hanno deciso di seguire questo approccio che ha già dimostrato di garantire ottimi risultati, basti vedere al torneo di Natale di Rovereto od al Trofeo Depentori organizzato dalla Pallavolo C9, dove era palese che le squadre più performanti adottano questa metodologia di insegnamento. L'Ata Trento Volley è una delle società che ha deciso di seguire questa linea di insegnamento.

Questa strategia metodologica ha accompagnato la crescita sportiva dei migliori palleggiatori giovanili italiani, ma non solo dei palleggiatori. Grazie a questo approccio, anche il fondamentale dell’attacco trae benefici perché aumentano sensibilmente il numero delle palle precise giocabili dall’attaccante.

Il palleggio trattenuto è comunque una questione che interessa gli atleti per un periodo temporale assai limitato. Quando gli stessi acquisiscono la forza e le abilità tipiche di questo fondamentale, progressivamente riducono il tempo della trattenuta fino ad esprimere un palleggio praticamente perfetto. La cosa è molto evidente nella categoria under 13, si attenua in quella under 14 e sparisce totalmente nelle categorie superiori. Chiaramente molto dipende anche dallo sviluppo fisico degli atleti in questione.

Ma a cosa serve precisamente seguire questa metodologia?

1. Questa metodologia soddisfa il requisito di obbligare l’atleta ad arrivare bene sotto la palla in una posizione neutra.

2. Obbliga l’atleta a tenere le mani ben aperte, a far entrare la palla nelle mani (utilizzando la superficie di tutte e 10 le dita), allontanando il comune difetto di gran parte dei giovani atleti che imparano ad andare verso la palla con mani e dita rigide per respingere anziché accogliere il pallone.

3. Consente di esprimere più forza nel pallone e di migliorare sensibilmente la parabola della palla favorendo l’obiettivo dei tre tocchi finalizzati (in talune squadre under 13, inesistenti) e consentendo così un maggior numero di azioni che si concludono con un attacco.

4. Permette, a livello didattico, di iniziare prima l’approccio al palleggio rovesciato (indietro) con chiare conseguenze positive per lo sviluppo del gioco.

5. Evita l’acquisizione ed il consolidamento di movimenti errati generati dall’esigenza di far palleggiare a tutti i costi atleti che non hanno ancora la forza e la sensibilità per eseguire un palleggio corretto.

Ci rendiamo conto che si tratta di una metodologia abbastanza recente ma riteniamo che sia il momento giusto per darne contezza al maggior numero possibile di persone ed addetti ai lavori. Abbiamo deciso di scrivere queste poche righe perché abbiamo notato che la mancata conoscenza di questo approccio sta generando situazioni poco simpatiche.

Gli arbitri delle società:
che differenza c’è tra una doppia ed una portata? Si sta sviluppando il concetto, soprattutto negli arbitri societari, che in una partita under 13 possa passare qualsiasi tipo di doppia perché gli atleti sono giovani e non sono in grado di fare dei palleggi perfetti ma non possa passare una portata. Sono entrambi falli ma che differenza c’è tra l’una e l’altra? La doppia è chiaramente un fallo, giustificato dalla giovane età dell’atleta ma sempre un fallo di gioco, la portata generata da un palleggio trattenuto è anch’essa un fallo ma giustificata dalla scelta di seguire un percorso didattico innovativo. Dunque non sta in piedi il concetto di fischiare le portate e non fischiare le doppie in una partita under 13, va contro la logica dell’insegnamento. Non fischio le doppie perché altrimenti continuerei ad interrompere il gioco ma fischio le portate anche se fanno parte di un processo d’apprendimento. La cosa si può spiegare solamente nella non conoscenza o nella resistenza a voler accettare un metodo diverso e nuovo.

Il pubblico:
il pubblico è una gran risorsa ma quando supera il segno, con atleti molto giovani, è anche un gran problema. Il pubblico è spesso composto da genitori ex giocatori, ma quando questi genitori, non conoscendo le motivazioni che spingono ad una certa tipologia di gioco, esagerano con le proteste, rischiano di rovinare la festa a tutti, compresi i propri figli. L’unico sistema per moderare la grande passione che alimenta tutti loro e che spesso sfocia in un disturbo della serenità dei piccoli giocatori è quello di spiegare, di spiegare il perché, di aggiornare anche chi non è sempre in palestra fintanto che questa metodologia sarà adottata dalla maggioranza delle squadre e questo noi siamo certi che si concretizzerà in pochissimo tempo verificato che già diverse squadre in città e fuori si stanno muovendo in questa direzione.

Per questo motivo noi chiediamo alla Federazione di Trento, in occasione degli incontri di formazione per gli allenatori, che si possa trattare anche questo argomento invitando allenatori che lo adottano da anni. Non per portare a conoscenza di tutti il miglior sistema ma per portare alla conoscenza di tutti un altro sistema che ognuno sarà libero di adottare o meno e per evitare le problematiche di cui sopra.

Un cordiale saluto a tutti

ATA TRENTO VOLLEY SPARKASSE

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